Di lui hanno detto

"Dove invece la virtù plastica dello scultore parla sola (come nelle prime opere) nascono opere di vigorosa essenzialità, tondeggianti, piene: come nel gruppo della “Famiglia?(quasi la ripresa di un tema di Moore), di quasi barbarica solennità, così espressivo nel rapporto plastico (e quindi psicologico) dei genitori, col bambino rigido sul cuscino sorretto dalla madre: d’un tono autenticamente arcaico e di grande serietà morale."
(Piero Bianconi, Cooperazione, 9 dicembre 1961)

"La sua esperienza con la pietra è primaria, intatta, non inibita culturalmente. Al contrario di chi pretende di saperla lunga in fatto di materia, il suo è l’intelligente ascoltare e guardare all’interno delle cose di chi cerca la conoscenza."
(Dr. Harald Szeemann, Catalogo della personale al Museo comunale di Arte moderna, Ascona, 1991)

"Naturalmente la lettura storica del movimento pacifista, che prende John F. Kennedy e Giovanni XXIII per messaggeri di pace, è ingenua, ma l’essenza della scultura non ha l’ingenuità che le viene spesso attribuita."
(Dr. Harald Szeemann, Catalogo della personale al Museo comunale di Arte moderna, Ascona, 1991)

"Tradizionalista egli è unicamente nel senso che in un blocco, sempre a misura di sguardo, egli vede una sola figura o un unico gruppo. Com’egli però fa vivere questa figura o gruppo traendoli dall’inorganico, è una sua peculiarità, è la sua forza."
(Dr. Harald Szeemann, Catalogo della personale al Museo comunale di Arte moderna, Ascona, 1991)

"In Jelmorini il Ticino ha un artista che ha avvertito il bisogno primordiale di una cultura liberata dai condizionamenti sociali e politici e che ancorché inconsapevolmente ha dato espressione con spunti emancipatori a questa esigenza. Non v’?traccia di ingenuità nel suo caso, e nemmeno di furbizia. No, le sue sculture sono un appello, captato nel sasso, alla libertà, alla creatività e all’interiorità."
(Dr. Harald Szeemann, Catalogo della personale al Museo comunale di Arte moderna, Ascona, 1991)

"È incredibile come vien fuori per certe finezze, per l’intuizione delle possibilità che gli offre questa materia così dura, così aspra come è la pietra?Quel che colpisce ogni visitatore di questa mostra è quel qualcosa di incredibilmente arcaico che emana da queste sculture?sembrano sculture scavate proprio dalla culla della nostra civiltà. Un’altra cosa colpisce in modo assolutamente straordinario: è come questo scultore si sia servito di un materiale così duro, così difficilmente espressivo come la pietra per esprimere pensieri gentili. Così vediamo le due pecore che riposano una accanto all’altra che esprimono proprio un sentimento di calore e di affetto…Come si può riuscire ad esprimere l’affetto con una pietra inerte, dura, aspra? L’idea di queste forme teneramente accostate, come succede per esempio anche con i “Pesci?che in un momento della loro vita si incontrano, si toccano. Tutto questo realizzato nel sasso che è lontanissimo da quella materia vivida, guizzante, in moto che sono i pesci. E poi quella scultura straordinaria che è il “Mazzo di fiori”…Ma a chi viene in mente di fare un mazzo di fiori scavandolo in una materia durissima qual è il granito? Ne è uscito qualcosa proprio di raggiante che irradia la forma partendo dal duro sasso. Una cosa veramente impressionante."
(Avv, Efrem Beretta, Presidente del Museo comunale di Arte moderna, Ascona 1991)

"Ecco un’emozione, che sfugge ai più. Al posto d’onore, nel Padiglione Italia, nella grande installazione “Piattaforma del pensiero?trovare e riconoscere le tenere e dolcissime sculture di Ettore Jelmorini. Un profumato (sì, è profumato, provare per credere) “Mazzo (in realtà un Vaso) di fiori?così lieve e coloratissimo anche se scolpito in un greve e grigio granito."
(Giovanna e Franco Bellini, Millecanali , ottobre 2001)

"Un uomo che ama la semplicità, la natura. Quello che colpisce nelle sue sculture è proprio questa semplicità, questa schiettezza. Il viso di una “Madonna con il Bambino?pare estratto a forza dalla massa, mentre il Bambino, che quasi scompare nella pietra, sembra volerci parlare di una maternità che si sta ancora esplicando in tutta la sua bellezza e grandezza."
(Giornale del Popolo, 6 novembre 1980)

"La scultura di Jelmorini va oltre la semplice trasposizione di idee in forme espresse nel sasso. È il sasso, piuttosto, che invoca la liberazione dell’immagine in lui imprigionata. Nella ventennale attività scultorea di Jelmorini è individuabile un’evoluzione tematica artistica: dagli animali alla figura umana, a temi religiosi, a immagini di gruppo, a rappresentazioni simboliche."
(Dal testo di presentazione della personale al Museo comunale di Arte moderna, Ascona, 1991)

"Come certi animali suoi, gatti in particolare che sembrano emergere da un bestiario archetipo e primordiale, tra lo stupito e l’istupidito, fra l’ironico e l’incombente?.O certi suoi suonatori, lontani dal caricaturale e grottesco, anzi in una loro dignitosa compostezza, ma bloccati dal fluire di un tempo cosmico."
(Claudio Guarda, Eco di Locarno, 29 marzo 1991)

"(i musicanti)…figure quasi solo abbozzate, svelate dallo scalpello in un blocco unico,?., col volto sintetico e molto espressivo rivolto verso l’alto, la bocca e gli occhi socchiusi come per un’intima preghiera? (gli animali)?la sensazione di tepore suscitata dagli agnelli a riposo, o dalla morbidezza del cane sdraiato, delle narici mosse e umide della testa di cavallo, del gonfiore del corpo dei pesci in acqua..."
(Marcella Snider, Cooperazione, 4 aprile 1991)

"Chiunque, ignaro visitatore, accosti nelle sale del Museo comunale d’arte moderna di Ascona l’opera di Ettore Jelmorini non potrà sottrarsi all’emozione viva e deferente che suscitano le cose apparentemente senza tempo, arcane, dalla ieratica presenza. Quest’impressione, enfatizzata da un allestimento efficace, apre in realtà alla comprensione, tuttavia né semplice né diretta, della scultura di Jelmorini che per l’appunto mostra di affondare le sue radici nella profondità dell’inconscio e nella lontananza di tempi storici lunghi e senza mutamenti."
(Maria Will, Azione, 28 marzo 1991)

"Si potrebbero chiamare figlie della natura, le sue creature umane e animali: sono cresciute fuori da ogni influenza intellettualistica, senz’altro motivo di vita, il più delle volte, che quello di concretare l’impulso creativo."
(Mario Barzaghini, Corriere del Ticino 3 aprile 1991)